FRANCO PASSALACQUA
BIOGRAFIA
Franco Passalacqua nasce a Terni nel 1950. Il suo profondo legame con l'Umbria, terra d'origine e costante baricentro creativo, segna fin dalle premesse la sua intera ricerca.
All'inizio degli anni Novanta, l'artista stabilisce la propria dimora e il proprio studio a Perugia, e il 1993 segna il via ufficiale a un'intensa e continuativa attività espositiva che lo imporrà presto all'attenzione della critica nazionale e internazionale. Il profondo rispetto per la cultura visiva del territorio e la qualità della sua indagine estetica gli valgono, nel 2008, la prestigiosa nomina a Accademico di Merito presso l'insigne Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.
Il lavoro di Franco Passalacqua è indissolubilmente legato al tema della natura, degli alberi e del paesaggio boschivo, ma il suo approccio dista sideralmente dalla semplice veduta naturalistica o da un lirismo di tipo descrittivo: per l'artista umbro, la foresta diviene un vero e proprio codice concettuale e formale. La caratteristica fondamentale delle sue tele risiede in una fitta e minuziosa tessitura corpuscolare che definisce un'astrazione rigorosa. Anche quando le composizioni approdano a esiti fortemente astratti, la pittura conserva sempre un rigore formale e ritmi interni talmente ferrei da escludere qualsiasi casualità, facendo sì che ogni opera possieda un verso e un'architettura interna assolutamente non invertibili. Sotto questa densa superficie pittorica delle foreste si avvertono schemi geometrici e strutture quasi architettoniche. In questo contesto, la presenza umana non è mai esplicitata attraverso la figura, ma resta implicita ed evocata proprio dall'ordine quasi matematico impresso alla natura o, al contrario, dalla denuncia della sua progressiva scomparsa, come avviene nel ciclo di tele Disappearing Forest, che riflette in modo critico sulla distruzione delle foreste e l’urbanizzazione prorompente.
La ricerca di Passalacqua non si esaurisce sulla superficie bidimensionale della tela, ma si espande nello spazio attraverso soluzioni polimateriche che testimoniano una complessa evoluzione tecnica. Ne sono un esempio i Totem e le sculture metalliche, realizzati in alluminio o ferro laccati con vernici industriali, insieme a strutture piramidali come quelle della serie Cuneo; queste opere si configurano come proiezioni tridimensionali dei motivi geometrici dei suoi quadri e dialogano apertamente con lo spazio architettonico e antropizzato.
In diverse tappe della sua carriera, l'artista ha inoltre realizzato installazioni sensoriali integrando la rigidità dei supporti artificiali con elementi organici e vivi, come humus e manna, creando un cortocircuito multisensoriale che richiama direttamente il ciclo vitale della foresta e della materia. A questa produzione si affianca la serie denominata Compost, costituita da opere che arrivano a grandi dimensioni in cui la stratificazione cromatica e materica evoca la sedimentazione del tempo e degli elementi naturali.
A partire dagli anni Novanta, il lavoro di Franco Passalacqua viene presentato con regolarità in rassegne e fiere d'arte di rilievo internazionale, tra cui spiccano i prestigiosi contesti di Basilea, Colonia, Miami e Bologna. Tra i suoi progetti espositivi di maggior rilievo critico si ricordano la grande mostra antologica al Centro per l'Arte Contemporanea Rocca di Umbertide nel 2007, curata da Marinella Caputo e Chiara Sarteanesi, con testi di Enrico Mascelloni edita da Skira ; la mostra Oversize (2023-2024) presso la sede di Arpa Umbria a Terni, nell'ambito del progetto Isola Prossima, fortemente focalizzata sull'indagine ecologica e ambientale; e la recente retrospettiva “Au clair de lune 2000-2025”, che ha celebrato un quarto di secolo di coerente indagine sul paesaggio notturno e sulla luce. Attualmente le sue opere sono incluse in prestigiose collezioni pubbliche e private, sia in Italia che all'estero.
Oltre alla produzione strettamente d'atelier, Passalacqua si distingue per un costante impegno culturale volto alla valorizzazione storico-artistica del territorio umbro. È infatti l'ideatore e il curatore di importanti progetti di ricerca dedicati ai pittori Plenaristi, ovvero quegli artisti europei che tra il Settecento e l'Ottocento dipingevano en plein air, per la prima volta nella storia dell’arte, nella Valle del Nera, presso la Cascata delle Marmore e in alcuni altri luoghi della nostra Penisola, da Roma con i suoi dintorni, a Napoli, alla Sicilia. L'artista contribuisce attivamente alla divulgazione di questa straordinaria pagina di storia dell'arte sia attraverso conferenze internazionali, sia avendo curato la regia di film-documentari come “La valle incantata”, e “Corot nella valle incantata”, nonché realizzando istallazioni immersive multimediali.












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